Hawanna DJ
Alberto Bario ha il primo contatto con la musica a 10 anni, quando intraprende lo studio del violino. Per quanto dotato, pi_ che dal violino, inizia perÚ ad essere affascinato dai suoni elettronici emessi da una radio Grunding multibanda, suoni che registra su cassetta ed impiega per sonorizzare le sue battaglie di robot giapponesi.
DJ si nasce e non si diventa, motivo per cui gi‡ 12 anni si compone le sue personali compilation registrando le sigle televisive e i pochi video musicali che passavano in TV durante gli anni 80.
Durante gli anni passati all’istituto d’arte, sezione arte dei Metalli (da cui verr‡ praticamente cacciato, con la votazione di 39/36), allo studio della chimica preferisce quello del basso elettrico, della chitarra, e della programmazione del SID (Sound Interface Device) del Commodore 64 di suo fratello, con cui impara i fondamenti della sintesi analogica. Successivamente, con un Kit della rivista Nuova Elettronica, si autocostruisce un mixer con cui inizia a fare i suoi primi esperimenti di sovraincisione con due registratori a cassette mono.
Arrivato a Bologna per fare il DAMS, ed essendo nel frattempo diventato un promettente bassista, a causa di una violentissima tendinite contratta durante la preparazione di un esame di contrabbasso al conservatorio, smette momentaneamente di suonare qualsiasi strumento, ma pur di continuare ad occuparsi di musica, Alberto Bario inizia compulsivamente ad acquistare tutti i dischi che reputa interessanti, anche se non possiede neanche un giradischi... cosÏ, una volta superata quota 100 LP, va a lavorare 3 mesi al Mc Donald in modo da poter acquistare il suo primo impianto stereo, il passo successivo sar‡ l’acquisto di un paio di Technics 1200, procuratigli da Achille del Disco d’Oro, con cui inizier‡ ad esercitarsi con scratch e cutting.
Nel 1991 Frequenta un corso di tecnico del suono finanziato dalla CEE, ed una volta entrato nel tunnel dell’autoproduzione, acquista un campionatore S950 usato e tutti i synth analogici che trova, in modo da assemblarsi un’home studio con cui effettuare le sue produzioni, grazie poi alle apparecchiature racimolate, inizia anche a lavorare in studio in qualit‡ di programmatore Midi.
Contemporaneamente inizia a proporsi, con il nome di Albertik, come DJ Hip Hop, Funk- Raggamuffin sull’allora scarna scena Bolognese (che contava, compreso lui, altri 4 o 5 DJ del genere) affittando sale di quartiere per organizzarvi feste a tema.
Nel 1992 collabora in qualit‡ di fonico e DJ, all’organizzazione della prima “Festa del Pratello”, evento a Bologna che linker‡ tra di loro diverse realt‡ culturali, dalla cui commistione nascer‡ poi il gruppo che fonder‡ (appunto) il Link Project.
Nel 1993 il giornalista Vanni Masala gli dedica sull’Unit‡ un articolo in quanto “animatore non convenzionale” della scena musicale alternativa Bolognese.
Nel 1994 partecipa alla fondazione del Link Project, dove lavora come fonico, DJ organizzatore di eventi e grafico. Ed Ë al Link che l’allora DJ Albertik Ë fra i primi in Italia ad organizzare serate a base di Trip Hop, Breakbeat e la cosiddetta Jungle (l’originale Drum’n Bass).
Nel 1995 produce, insieme a DJ Sindaco il primo 12”di Techno Bolognese, prodotto dalla ACV (Burgerbabe).
Sempre nel 1995, lavora come fonico alla realizzazione del lungometraggio di Paolo “Fiore” Angelini “La rivoluzione non Ë pi_ quella”, di cui compone anche la colonna sonora, completamente elettronica.
Nel 1997/98 Due suoi pezzi vengono inseriti nelle compilations Mixtofonia 1 e 2 (bad man boogie e Piezz’e Core), e sempre nel 1998 viene segnalato nel corso della manifestazione Iceberg, nella categoria “Rock” (nel 1998 nei concorsi per la creativit‡ giovanile Bolognese, la sezione “musica elettronica” era ancora sconosciuta...).
Alla fine dei ’90, dismessi momentaneamente i panni del DJ, Alberto Bario di dedica quindi alla raccolta ed al restauro di apparecchiature vintage per la registrazione, aprendo nel 2004 un sito (www.vintagesolutions.org) dedicato alla storia dell’audio professionale, che Ë tra l’altro il primo e l’unico nel suo genere in italia.
Dopo qualche anno di assenza dalla console Alberto Bario riappare nel 2003, in veste completamente rinnovata, sotto il nome di Hawanna DJ, iniziando a proporre il suo nuovo repertorio a base di cosiddetta “Weird Music” (genere musicale ad ampio spettro consacrato dai due volumi “Incredible Strange Music” editi dall RE-Search nel 1994) in aperitivi e feste private (fondamentali quelle tenutesi a Casalogic). Fino a che nel 2007, dopo aver passato un’estate a mixare a Vicolo Bolognetti, si propone all’Ex Forno di via Don Minzoni, dove Ë al momento attuale DJ Resident.
Dal Gennaio del 2008 collabora, in veste di pubblicista, con la rivista INSOUND, per la quale si occupa di tematiche relative alla storia della tecnologia audio (Ë del Febbraio 2008 un’articolo sulla storia socio-tecnologia del DJing).
Il 26 Aprile 2008, il giornalista Pierpaolo Velon‡, gli dedica sull’Unit‡ un altro articolo, in quanto DJ-Ricercatore di musica non convenzionale.
Ultimamente il suo lavoro di DJ Ë orientato prevalentemente sulle origini storiche della dance music, elettronica e non, di estrazione black. Partendo dalla cosiddetta “early disco” dei primi anni ‘70, passando per l’electro degli anni ’80 per arrivare al cosiddetto ’”Abstract Hip Hop” dei ’90.
DJ si nasce e non si diventa, motivo per cui gi‡ 12 anni si compone le sue personali compilation registrando le sigle televisive e i pochi video musicali che passavano in TV durante gli anni 80.
Durante gli anni passati all’istituto d’arte, sezione arte dei Metalli (da cui verr‡ praticamente cacciato, con la votazione di 39/36), allo studio della chimica preferisce quello del basso elettrico, della chitarra, e della programmazione del SID (Sound Interface Device) del Commodore 64 di suo fratello, con cui impara i fondamenti della sintesi analogica. Successivamente, con un Kit della rivista Nuova Elettronica, si autocostruisce un mixer con cui inizia a fare i suoi primi esperimenti di sovraincisione con due registratori a cassette mono.
Arrivato a Bologna per fare il DAMS, ed essendo nel frattempo diventato un promettente bassista, a causa di una violentissima tendinite contratta durante la preparazione di un esame di contrabbasso al conservatorio, smette momentaneamente di suonare qualsiasi strumento, ma pur di continuare ad occuparsi di musica, Alberto Bario inizia compulsivamente ad acquistare tutti i dischi che reputa interessanti, anche se non possiede neanche un giradischi... cosÏ, una volta superata quota 100 LP, va a lavorare 3 mesi al Mc Donald in modo da poter acquistare il suo primo impianto stereo, il passo successivo sar‡ l’acquisto di un paio di Technics 1200, procuratigli da Achille del Disco d’Oro, con cui inizier‡ ad esercitarsi con scratch e cutting.
Nel 1991 Frequenta un corso di tecnico del suono finanziato dalla CEE, ed una volta entrato nel tunnel dell’autoproduzione, acquista un campionatore S950 usato e tutti i synth analogici che trova, in modo da assemblarsi un’home studio con cui effettuare le sue produzioni, grazie poi alle apparecchiature racimolate, inizia anche a lavorare in studio in qualit‡ di programmatore Midi.
Contemporaneamente inizia a proporsi, con il nome di Albertik, come DJ Hip Hop, Funk- Raggamuffin sull’allora scarna scena Bolognese (che contava, compreso lui, altri 4 o 5 DJ del genere) affittando sale di quartiere per organizzarvi feste a tema.
Nel 1992 collabora in qualit‡ di fonico e DJ, all’organizzazione della prima “Festa del Pratello”, evento a Bologna che linker‡ tra di loro diverse realt‡ culturali, dalla cui commistione nascer‡ poi il gruppo che fonder‡ (appunto) il Link Project.
Nel 1993 il giornalista Vanni Masala gli dedica sull’Unit‡ un articolo in quanto “animatore non convenzionale” della scena musicale alternativa Bolognese.
Nel 1994 partecipa alla fondazione del Link Project, dove lavora come fonico, DJ organizzatore di eventi e grafico. Ed Ë al Link che l’allora DJ Albertik Ë fra i primi in Italia ad organizzare serate a base di Trip Hop, Breakbeat e la cosiddetta Jungle (l’originale Drum’n Bass).
Nel 1995 produce, insieme a DJ Sindaco il primo 12”di Techno Bolognese, prodotto dalla ACV (Burgerbabe).
Sempre nel 1995, lavora come fonico alla realizzazione del lungometraggio di Paolo “Fiore” Angelini “La rivoluzione non Ë pi_ quella”, di cui compone anche la colonna sonora, completamente elettronica.
Nel 1997/98 Due suoi pezzi vengono inseriti nelle compilations Mixtofonia 1 e 2 (bad man boogie e Piezz’e Core), e sempre nel 1998 viene segnalato nel corso della manifestazione Iceberg, nella categoria “Rock” (nel 1998 nei concorsi per la creativit‡ giovanile Bolognese, la sezione “musica elettronica” era ancora sconosciuta...).
Alla fine dei ’90, dismessi momentaneamente i panni del DJ, Alberto Bario di dedica quindi alla raccolta ed al restauro di apparecchiature vintage per la registrazione, aprendo nel 2004 un sito (www.vintagesolutions.org) dedicato alla storia dell’audio professionale, che Ë tra l’altro il primo e l’unico nel suo genere in italia.
Dopo qualche anno di assenza dalla console Alberto Bario riappare nel 2003, in veste completamente rinnovata, sotto il nome di Hawanna DJ, iniziando a proporre il suo nuovo repertorio a base di cosiddetta “Weird Music” (genere musicale ad ampio spettro consacrato dai due volumi “Incredible Strange Music” editi dall RE-Search nel 1994) in aperitivi e feste private (fondamentali quelle tenutesi a Casalogic). Fino a che nel 2007, dopo aver passato un’estate a mixare a Vicolo Bolognetti, si propone all’Ex Forno di via Don Minzoni, dove Ë al momento attuale DJ Resident.
Dal Gennaio del 2008 collabora, in veste di pubblicista, con la rivista INSOUND, per la quale si occupa di tematiche relative alla storia della tecnologia audio (Ë del Febbraio 2008 un’articolo sulla storia socio-tecnologia del DJing).
Il 26 Aprile 2008, il giornalista Pierpaolo Velon‡, gli dedica sull’Unit‡ un altro articolo, in quanto DJ-Ricercatore di musica non convenzionale.
Ultimamente il suo lavoro di DJ Ë orientato prevalentemente sulle origini storiche della dance music, elettronica e non, di estrazione black. Partendo dalla cosiddetta “early disco” dei primi anni ‘70, passando per l’electro degli anni ’80 per arrivare al cosiddetto ’”Abstract Hip Hop” dei ’90.